Strana la vita del cavaliere oscuro. In pochi anni, muore, nasce, diventa protagonista leggendario di una pellicola che per quanto bella, sarà orfana del più grande Joker che la storia di Gotham ricordi. Ah, e diventa pure protagonista di una serie di videogiochi che, quanto ad estetica, faranno scuola per gli anni a venire.
Il primo, Arkham Asylum di 3 anni fa, soffriva un pò gli spazi claustrofobici del celebre manicomio criminale di Gotham. Ed il pipistrello era costretto a nascondersi in condotti ed angoli scuri tutto il tempo con una meccanica che ricordava da vicino quelle del primo storico Metal Gear Solid per Playstation. Naturalmente la storia, Batman infiltrato nel manicomio per sedare una rivolta voluta dal Joker, era semplice negli intenti, ma piena di biforcazioni. Il sistema di combattimento, estremamente fluido, e dotato di controprese ed attacchi che variavano a seconda delle circostanze era ben congeniato ed in grado di rivaleggiare, talvolta avere persino la meglio, su pesi massimi come Assasin’s Creed. Il punto dolente però era uno : una prigione, per quanto varia, rimaneva pur sempre una prigione. Gli avversari da battere, per quanto differenti e personalizzati, indossavano tutti divise arancio. Ed alla fine, a spostarsi da un ala all’altra, si scoprivano tanti segreti ma il gioco rimaneva sempre su binari abbastanza rigidi. Panoramici eh, per carità, ma sempre binari. Il capito uscito lo scorso autunno ritorna sul luogo del delitto ma si avvale di due lezioni che l’industria videoludica ha saputo apprendere per bene negli ultimi anni. La prima, è che il videonauta vuole giocare, ma vuole anche godersi l’atmosfera, fermarsi a vedere i dettagli, muoversi in un mondo dalla cifratura marcatamente open. Ed infatti Arkham, diventa City questa volta. Dopo gli eventi dell’episodio precedente, il manicomio è stato spostato in un’area abbandonata della città di Gotham, con il sospetto che la continuity sia così legata stretta al fumetto, che sembra proprio uno scorcio della no man’s land di qualche tempo fa. Si può provare l’ebbrezza di far volteggiare Batman nel suo ambiente naturale, le strade i Gotham, pur se virate in una chiave sinistra. La seconda lezione, è che un mondo open può essere noiosissimo da visitare, se non c’è nulla che valga la pena vedere. E così Arkham City nasce con solide mura dividerla dal resto della città, gli inmates trasformati in cittadini di una città prigione. Galera tenuta assieme dal solito Hugo Strange che, scoperta l’identità del crociato mascherato lo imprigiona tra le mura del nuovo manicomio e da il via ad un misterioso protocollo 10 che non sto a svelarvi per non rovinarvi la trama.
Quello che più conta è che Batman è tenuto prigioniero con tutti i peggiori criminali di Gotham tra le rovine di un quartiere che una volta doveva rappresentare il meglio e poi il peggio di una città che non esiste più. La nuova Gotham, la si intuisce dalle cupole dei palazzi più alti, vista in lontananza con le sue torri che ricordano Dubai, ed i suoi fari che fanno pensare allo skyline di New York. La vecchia Gotham è un ricettacolo di stili architettonici differenti, l’art nouveau di inizio secolo scorso, i casinò ed i cinema scintillanti degli anni ’50, i vicoli stretti ed illuminati al neon degli anni ’70. Chiunque abbia mai letto un fumetto di Batman sa che è questo l’ambiente del cavaliere oscuro. dove ogni ombra, compresa la sua, rappresenta un pericolo in una lotta imperterrita tra predatore e preda. Una lotta dove è possibile che di tanto si invertano i ruoli. Ed i rogues che questa volta vengono chiamati all’appello sono tra i più grotteschi e deviati della galleria del cavaliere. Il Pinguino, nel museo di scienze naturali, Mr Freeze, alla centrale di polizia, il Joker in una pazzesca fonderia/parco dei divertimenti al neon, Ra’s al Ghul nelle rovine di Gotham prima di Gotham. ma attenzione, i segreti nascosti e le sorprese celate sono molte di più (al punto che una lista completa la potete trovare qui). Dal punto di vista tecnico ogni cosa è stata migliorata rispetto al capitolo precedente. E la sceneggiatura, che circa a metà della storia porta il cavaliere ad affrontare più di una lotta contro il tempo, è memorabile e con un finale da mozzare il fiato. Eppure non sono queste le cose che mi fanno considerare questo titolo, uno dei migliori dell’ultima stagione. E’ l’ambientazione a fare la parte del leone, e, da buon turista virtuale non posso non amare i mille riferimenti appena accennati, gli uffici di una campagna elettorale di Harvey Dent mai portata a termine, una Crime Alley da pugno allo stomaco. Tutto il panorama è estrapolato da sette decenni di cultura pop e pulp. E quell neve che continua a scendere e che non attacca mai è il marchio finale.
Certo l’obiezione principale che si potrebbe muovere è che, graficamente, oramai, è difficile trovare un gioco che sia brutto. Se la prossima generazione di console punterà al foto realismo, con questa siamo già andai ben oltre la sospensione dell’incredulità. Ve lo dice uno che nel 1990 rimaneva ipnotizzato a fissare il Batman del tie-in cinematografico girare su un’Amiga 600. Eppure non tutte le produzioni riescono col botto. La Rocksteasy ha fatto un lavoro di ricerca molto approfondito, ed un simile risultato lo si riesce ad ottenese solo amando un personaggio. Che, se poi devo trovare un difetto, continuano a rendere forse troppo pompato e con le braccia corte.
In definitiva, Arkham City definisce lo stato dell’arte per quel che riguarda l’immersione videoludica, lasciando nel palato il gusto di volerne di più. E se voci di corridoio ed easter egg non mentono, tra non molto sentiremo parlare parecchio di un certo Arkham World…