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31songs : un numero zero

Certe avventure hanno un inizio rocambolesco, scoppietante, che le segnerà fino alla conclusione. Certe altre hanno una voce sommessa, quasi a volersi scusare di esistere. Quella che sta per cominciare risponde al mio bisogno di prendere le distazze da una realtà, quella italiana, che, in buona misura, ha sempre considerato la forma canzone come un esercizio di stile sulla rima cuore e amore. Certo, ci sono stati i cantautori, ci sono stati perfino i rocker. Alcui entreranno a far parte di questa storia, che è un pò la mia storia, ma anche la mia personale visione della musica, distante da ogni forma di catalogazione.

Quando ero al liceo, e attaccavo a parlare dei miei musicisti preferiti, la replica dei disinteressati era sempre sullo stesso genere : ‘ma si ho capito, a te piace il rock’. Erano bravi loro che l’avevano capito con una tale chiarezza. Dopo tanti anni, io, ancora non ho chiaro  quale genere mi piaccia e quale no. So che se un pezzo mi prende,non importa se scavalla i generi o se può finire in classifica, oppure in televisione. Ma la sola cosa che per me sarà importante per me, è la sua onestà, Non quella di chi il pezzo l’ha scritto, no, proprio quella di quella strana alchimia, che ti fa battere il piede a tempo, e ti lascia a fischiettare un motivetto mentre aspetti la metropolitana.

Così, proprio stasera che la maggior parte dei televisori italiani è sintonizzata sul festival, proprio stasera che anche il mio televisore in sottofondo, trasmette Celentano che si atteggia a profeta del luogo comune, io chiamo a raccolta un nume tutelare, Lester Bangs. Vera icona del giornalismo gonzo, capace di giudicare un disco dalla copertina, e con un senso critico spiccato ed intriso di ironia. Mi sarebbe piaciuto leggere la sua su Napster, sulla musica dopo che era diventata ‘lindustria del più fico’, su quei cavolo di talent show che ti convincono che per comporre un tuo brano devi vincere un televoto. Lester probabilmente ne riderebbe e poi si ubriacherebbe fino a dimenticare la realtà così com’è.

Poi finirebbe in un piccolo negozio di dischi troppo periferico per essere centrale, e troppo laterale per essere in centro, e ci rimarebbe fino alla fine dei giorni. Negozi come il Champioship Vynil, qualora esistano ancora. Per chi non lo sapesse il Champioship Vynil è un negozio di dischi dell’East End londinese generato dalla mente di Nick Hornby. In un romanzo splendido e minimalista,  Alta Fedeltà, quasi tutti i personaggi ruotano in piccola o grande misura, attorno alle mura del negozio di dischi. E tutti hanno la passione per la classifica dei brani più… (inserite voi la categoria che preferite). Questa fissa per le classifiche è rimasta al caro Nick Hornby, tanto che, qualche anno dopo, nel suo 31 Songs, pubblicò una sua simil biografia, segnata dalle canzoni che gli avevano accompagnato la vita.

E’ più o meno con questo criterio che  mi dedico a questa nuova rubrica. All’idea che esistano delle canzoni che mi hanno segnato la vita, e senza le quali non saprei vivere. Non ho idea se siano 31, o 310 o solo 3. So soltanto che per delle canzoni senza prezzo, scrivere una classifica senza capo è il modo migliore per renderle omaggio.

Pronti? allora cominciamo…

Una risposta a 31songs : un numero zero

  1. giuseppe ⋅

    revolution …dei beatles…la metti??……oppure cuore matto di little tony….o thunder road…..sono tre della songs che hanno segnato la mia di vita(qualcuno direbbe ….si vede!)

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