La notizia, è ormai della settimana scorsa, ma devo ammettere che ho faticato un pò a digerirla. Mi sa che sto diventando troppo vecchio per queste cose, troppo incline a considerare inarrivbile e comunque migliore, qualcosa, solo perchè legata alla mia esperienza personale. Rimanendo nel contesto, avevo già digerito a fatica che le avventure di Saint Seiya (i Cavalieri dello Zodiaco, per chi, come me, è cresciuto innamorandosi dell’adattamento nostrano) potessero proseguire in non uno, ma in due sequel. Entrambi dall’aroma squisitamente shojo, ed uno pure in procinto di essere considerato apocrifo dallo stesso sensei Masami Kurumada. Che poi sia proprio questo, Lost Canvas, (soprannominato comunemente ‘anche i Saint piangono’ in certi ambienti duri, puri ed integralisti) ad aver raggiunto pure il successo di due serie di OAV per me è quasi un mistero. Mi spiego : alla fine, in assenza di meglio, ci si abitua.
Si finisce per riguardare le 26 puntate in versione rigorosamente originale sottotitolata e ci si convince che, beh, insomma dai, potrebbe anche funzionare. Ma la verità è che pur non essendo esenti da meriti, paragonata alla serie originale, a dispetto di vent’anni di animazione in più, non c’è storia. Gli ultimi sette/otto episodi presentano un intreccio più complesso, ed i personaggi vengono caratterizzati da sufficiente profondita e sfaccettature. Peccato per il character design, che rende tutte le armature più simili ad elaborate vesti che alle tradizionali vestigia. E di fatto anche Kurumada, ha provato a rinarrare la stessa storia da un’ottica completamente differente : Next Dimension, manga colorato, dallo stile grafico involuto e dalla lentenzza esasperante che sembra pesantemente riscrivere lo stesso soggetto, ossia quello della guerra tra Athena ed Hades, svoltasi duecento anni prima della serie classica. Il punto è che alla fine entrambe le serie non aggiungono o concludono niente.
Il che ci porta alla notizia odierna : annunciata per aprile, la nuovissima serie di Saint Seiya: Omega. dimenticandoci del molto ben realizzato lungometraggio overture, in questa serie, Seiya è il redivivo cavaliere del sagittario mentre una nuova generazione di saints è pronta a prendere le difese di Saori Kido contro una nuova divinità : Marte. Ora, tralasciando saints dodicenni e discendenti cavalieri di clan ninja (suvvia anche le serie classica aveva i cavalieri meccanici!) , l’aspetto su cui mi vorrei soffermare è il design. Lo ripeto, finisco per essere integralista, ma a me , il lavoro di Shingo Arachi piaceva e molto. Quel tratto longilineo e sporco che dava ai personaggi eleganza e durezza, faceva si che trasparissero la sporcizia ed i lividi dell’essere un combattente. Già in Lost Canvas i cavalieri sanguinano e basta, in puro stile emo. Ma in questa serie, ho paura che non faranno neppure quello. Sembrano così carini e teneri, così pronti a sbandierare l’amicizia su ogni tipo di gadget da qui ai prossimi due anni!
Scherzi a parte, sono convinto che Omega soffrirà dello stesso difetto dell’industria del manga in generale. Ossia di quella eccessiva auto caricatura, che rende ogni personaggio la copia della copia della copia di un grande classico. Non dico che non ci saranno spunti originali, il concept è sin troppo ben congeniato e testato per non funzionare. Ma quello che mi preoccupa è il target. Sembra molto un prodotto settoriale, dedicato ad una fascia di età molto bassa. Se avessi un solo cartone animato, padon, anime, da guardare tutta la vita, sceglierei l’originale Saint Seiya. Avevo dodici anni quando trasmettevano le puntate della prima parte (la serie fu spezzata in due tranci) a raffica sulle tivù regionali. Adesso che di anni ne ho 34 colleziono i myth cloth e credo che ci sia un messaggio di fondo, nella serie che ha ancora una fruibilità valida. Chi si ricorderà di Saint Seiya Omega tra vent’anni? Sarà solo uno delle innumerevoli trovate che avranno tirato fuori nel frattempo nella speranza di rinverdire un ormai non più tanto solido franchise?
Non lo so. Per certi versi, sembra un pò quello che è stato fatto alla saga di Gundam : partita come una serie dal taglio adulto, ha man mano abbasssato l’età anagrafica dei protagonisti, e degli spettatori, fino a trasformarsi in tutto quello da cui la serie originale prendeva le distanze : una serie con robottoni giganti e piloti ragazzini. Nell’84 a Saint Seiya, si contrapponeva l’invincibilità del protagonista di Hokuto no Ken, che, salvo rari casi, non faceva grossa fatica a sopravvivere. E l’altra alternativa erano le arti marziali gigioneggiate di Dragonball, dove l’ironia ed una certa ruffianaggine vincevano su tutto. Saint Seiya aveva un taglio unico, basato su dei personaggi che, malgrado il Cosmo, erano credibili e profondi. Vedere le nuove armature, simili a qualsiasi Dragon Quest, e quel Seiya adulto, lontano dal personaggio spaccone e testardo che era, mi fa un pò di tristezza. Forse sono diventato troppo vecchio io. O forse, l’effetto lifting fa sembrare più vecchi e plasticosi i manga evergreen.