Questa è una canzone che parla direttamente di me. Non in modo così diretto, a volte prende delle deviazioni, traccia percorsi alternativi solcando un volto che è simile al mio, ma che è simile anche allo sguado di migliaia di altri, identico però solo a quello del Boss. E’ una canzone che non ha nulla da perdere, scritta perchè quando senti che il tuo tempo è agli sgoccioli, devi per forza trovare le cose giuste da dire.
E nel fiume di parole che ne compongono il testo, zio Bruce riesce a metterci davvero l’anima. Assieme a due o tre altre cose che contano. Intanto immaginate il panorama. Questa strada sulla litorale, una vecchia casa di legno, bianca. Un porch, una veranda come diremmo noi, che le case al mare, sul litorale di Ostia le facciamo simili ad ecomostri anche se bilocali. C’è questa ragazza che se ne sta tranquilla, ad ascoltare un vecchio brano alla radio. Mary, non è più tanto giovane, non tanto, almeno , per non avere ancora realizzato nulla delle sue aspettative. Ma intanto se ne sta tranquilla, ad aspettare che la Redenzione, che una Redenzione qualsiasi arrivi. Se vogliamo fare un parallelo con la canzone italiana, come purezza, siamo dalle parti di Albachiara, solo che Mary è appena più rigida, ha più bisogno di farsi convincere. Del resto, non dimentichiamoci, ci torneremo, Mary, altro non è che una visione. E’ là, che balla, ed arriva lui. Lui che è l’essenza di qualsiasi cavaliere solitario la musica, il cinema, la letteratura (quanto Kerouac si riesce ad intendere da queste parti) abbiano saputo distillare. Arriva con la sua macchina, e comincia a promettere. Le promesse che fa sono un crescendo che si dipana per minuti lunghissimi ed epici. Ma il messaggio è semplice, la redenzione, il successo, la realizzazione delle promesse, non arriva dall’alto, non ha senso stare ad aspettare quel tipo di forza. A farlo si potrebbe aspettare che finisca l’estate. No, la redenzione è qualcosa che ci si guadagna da soli, che si lotta sotto il sole, anche se è tardi, anche se non si sa in che direzione.
Chi non ama Springsteen dice che alla fine le sue sono solo storie di macchine e lunghe guidate. Può darsi. Ma se sei giovane e non hai un soldo, se non vuoi rovinarti con paradisi artificiali e perderti magari definitivamente, cosa altro puoi avere se non una macchina che ti porti fin dove conduce la strada, accompagnati da una visione di ragazza come Mary?
E così che Bruce si allunga su questo panorama. Parla a lei, ma in realtà ci sta regalando i suoi pensieri. E forse anche le sue paure. E’ tardi, ma possiamo farcela se corriamo. La terra promessa, il paradiso, quello che c’è alla fine delle strada, conta davvero poco. Rinunciando all purezza dello stare chiusi nella propria camera e scambiandola con delle ruote , metà della fatica è già fatta. Ora, cercate di seguirmi in questo gioco. Musicalmente la canzone parte molto lenta, pochi accordi di pianoforte ed un’armonica che vale il biglietto di un concerto. inconfondibile. La voce di Bruce inizialmente è sussurrata, descrive il mondo che vuole farci vedere, Mary, la casa. La radio che suona Roy Orbinson. Poi le immagini cominciano a prendere un ritmo sempre più serrato. La chitarra si unisce al resto della E street band, ed il suono diventa sempre più sincopato, lasciato alle sapienti mani di Professor Bittan. Anche la voce del Boss si riempe di urgenza. E’ questa la parte in cui chiede a Mary di smettere di aspettare un salvatore, che la sola redenzione che gli si possa offrire è al di là del loro sporco vicinato. Ali che diventano ruote, killer sotto il sole. Le visioni si susseguono, e sono ormai un treno in marcia. A quel punto Bruce si permette di fare anche un pò il gradasso e ci parla di lui : ha questa chitarra ed ha imparato come suonarla. Vi ricordate una delle prime interviste che fece ? Raccontò che davanti allo specchio con in braccio una chitarra era stata la prima volta che poteva sostenere il suo stesso sguardo. L’assolo di chitarra che segue, breve e nervoso, più o meno lungo nei live, lo dimostra. E a questo punto Bruce è completamente a ruota libera. Evoca il nome della strada, ci lascia intuire la terra promessa. a quel punto la musica si dilata e la voce di Bruce rallenta. Sta tornando a parlare di Mary, delle promesse che potranno rompersi nella notte, se loro due saranno assieme. E a quel punto la musica accellera di nuovo e Mary la visione incontra i ragazzi con i fantasmi negli occhi, sulle loro scheletriche chevrolet bruciacchiate. E’ epica gotico americana allo stato puro. La musica è così tesa che , per un attimo somiglia allo ska. Le parole ne riflettono l’impeto e Bruce , ormai esausto lascia libere tutte le sue ansie. E lo dice urlando con la voce che svanisce nel pezzo, è una città di perdenti, ma io sto cercando di vincere. La musica va in automatico a quel punto, mentre il suo urlo si scioglie in uno degli assoli di sax più belli e caldi che Big Man ci abbia mai regalato.
Eccola qui, tutta l’epica Springsteniana. Ma voi, in fondo, avete capito di cosa sta parlando ? lo volete sapere? prestatemi orecchio, così su. Pippe. si Proprio quelle seghe, fantasie erotiche di successo. Maschietti capitemi bene. Bruce lavora di fantasia. Mary è una visione, no ? E tutte le paure che si sciolgono in un futuro da prendere appena in tempo sono la sua fantasia, il suo desiderio di qualcosa che non è successo, ma che lui sa che presto dovrà accadere. Man mano che il brano procede, Bruce le spara sempre più grosso, cresce il timbro cresce il registro. Proprio come una fantasia. Quando arriva alla fine, l’urlo liberatorio si esaurisce nell’assolo di sax, e non c’è più la sua voce a dover sostenere il pezzo, la musica può andare avanti da sola con qualcosa di bellissimo, epico, e breve.
Il sogno erotico di Bruce, cinque minuit prima di essere famoso, probabilmente era proprio quello. Essere famoso. La sua storia ci insegnerà che si è sempre dimostrato terrorizzato da tutto quel successo. Perchè presentaraltrimenti si solo con una chitarra acustica dopo il successo ddi un album doppio? Perchè sciogliere la E street dopo 30 milioni di dischi? E poi dopo , tutto il silenzio ?
Solo con la maturità Bruce ha imparato a fregarsene e continuare sul suo cammino. Un cammino, che però, inizia vicino al mare, con una porta che sbatte, ed una ragazza che, come una visione, balla ascoltando la radio…

la prima (l’unica) canzone della mia vita…ascoltata(e vista) su rai2 alle 11 di sera…il concerto era al madison per il “no nukes”…era la notte del suo 30esimo compleanno …e….The screen door slams Mary’s dress sways